Nel suo ultimo LP “Mr. Fini” il rapper milanese Cosimo Fini si mette a nudo e con voli iperuranici e lustrali spazia nelle tematiche che gli stanno più a cuore. Gli effetti della pandemia non potevano che riecheggiare in questa compilation scritta dai guru del rapper italiano, molti di questi lombardi o milanesi di adozione. Le parole che ricorrono di più sono: morte, Dio, Cristo, immortale, anima, pioggia, vita, con prese dirette di suoni inequivocabili.
Gué Pequeno racconta del suo rapporto conflittuale con il padre, della sua prematura scomparsa e come al suo solito si sofferma a raccontare le storie degli ultimi, traendo spunto da fatti realmente accaduti: il giovanissimo pusher di strada che dà di testa, diventando un delinquente incallito (Giacomo); il corriere di droga dalla Colombia all’Italia (Medellin); le intrecciate connivenze della criminalità organizzata con le alte sfere della società (L’amico degli amici); l’insospettabile potente boss, servito e riverito come una star (Il tipo); il “tossico” allucinato, dipendente da droghe e psicofarmaci (Stanza 106). Non mancano i ritmi melodici pop in “Parte di me” e “Saigon”. Ma il pezzo che sicuramente spacca con un trio vincente (Mahmood, Maracash e Gué Pequeno) è “Tardissimo”, brano che ha consentito a questo capolavoro del trash di scalare la classifica italiana. In tutti i brani c’è dunque un filo conduttore: i nostri giovani, italiani o stranieri, ricchi o poveri, che si innamorano, hanno ambizioni, sognano ma si trovano intrappolati in un sistema che li ignora; e da lì il passo verso la strada e la rovinosa caduta è veramente breve.
Ai tanti psicologi che ritengono questo genere “spazzatura”, gli inviterei a leggere con attenzione i testi che superano di gran lunga la composizione musicale: sono rilevate molte verità scomode, molte responsabilità di istituzioni e adulti sempre più distratti che dimenticano i più deboli: i GIOVANI SENZA FUTURO E PROSPETTIVE. Sono tante le riflessioni interessanti fatte: non si esaltano droga, sesso e delinquenza ma al contrario le si denunciano, insieme a ogni forma di pericolosa dipendenza. Cosimo parla di “errori”, “guai”, “cattivi esempi”, “generazione persa”, “madri affacciate alla finestre che piangono”, “tutti scemi con i social”, “riferimenti a fatti veri”, brutte “storie italiane”, “fare scuola sulla strada”, “essere maledetto”, “sullo specchio non vedo futuro”, “anima nera”, “traumi”, "tutti finti buoni, tutti finti bravi, finti ricchi, finti belli", “dolore”...tutto è riferito a fatti reali. Quindi è più che evidente che non c’è alcuna esaltazione al delinquere e a una trasgressione di tipo futuristico, fine a se stessi.
Propongo per questo al Ministero dell’Istruzione di dare la possibilità di analizzare questi brani nelle classi superiori di primo e secondo grado, scremandoli dalle volgarità più pesanti (sebbene questo tipo di slang sia molto diffuso tra i i giovani e non solo), proprio per l’educazione alla legalità all’interno della nuova Educazione civica che partirà dal 1° settembre 2020.